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Piero
parla di Piero
Sicuramente
babbo ci sarà rimasto male quando decisi di cambiare mestiere
e dedicarmi al cuoio.
D'altra
parte a fare l'elettricista mi ci aveva mandato lui e d'altro canto
io non espressi chiaramente il mio terrore per la corrente.
E
poi c'era sempre quella curiosità per le cose, i materiali, i
mestieri artigianali.
Le
mie borse ebbero successo ma sentivo di non usare al meglio il cuoio
e le mie mani.
Poi
( quando si dice che tutto può succedere al momento giusto)
capitai per caso a Venezia nel bel mezzo del Carnevale.
Rimasi
stregato e rapito tra lustrini e coriandoli, da quella banda di
saltimbanchi, attori e mimi arrivati da chissà dove che fatto
di un angolino un palcoscenico, si esibiva indossando un costume
dimesso... e una maschera.
Era
il 1980, avevo poco più di vent'anni: nelle settimane
successive dopo aver messo in soffitta le borse ancora da terminare,
lavorai giorno e notte per realizzare le mie prime maschere in cuoio.
Venne
da sé che iniziai a leggere moltissimo di teatro, in
particolar modo di teatro di strada.
Poi
un amico mi regalò un trattato di scenotecnica, un prezioso
scrigno contenente arti e mestieri che, amalgamati tra loro con
gusto e disciplina donavano e regalano tutt'oggi scenografie teatrali
dal magico, effimero alone. Mondo nel quale non si riesce a
distinguere il finto dal vero,il reale dall'immaginario, dove
esistono passione, mestiere,curiosità.
Ancor
prima di aver finito quel grosso libro avevo deciso che avrei
percorso quella strada.
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